Genova e Altri giorni altri Alberi, di Paolo Caredda « lettureliguri
 

Genova e Altri giorni altri Alberi, di Paolo Caredda

Altri giorni, altri alberi.Una fantasia per giorni più chiari
Paolo Credda, ISBN edizioni
**Novità**

”Altri giorni, altri alberi” di Paolo Caredda arriva fra novembre e dicembre, come un dono di natale alla sua città, nelle librerie di Genova.
Un romanzo di difficile definizione (e forse ancor meglio riuscito proprio grazie al fatto che all’autore sembrano non importare più di tanto classificazioni di generi o definizioni), fra noir, fantascienza, pop e fiabesco, un po’ visionario e molto scenografico, onirico e manga, criptico e luminoso, contraddittorio e lineare, dove Genova la fa da padrona.
La città viene messa in risalto non solo attraverso i nomi delle strade e per la toponomastica dei quartieri dove è ambientato il romanzo (qui la mappa dei luoghi teatro della vicenda), ma anche grazie all’espressività e alla caratterizzazione dei personaggi, e all’ambiente, all’atmosfera.
I quartieri genovesi sono impegnati, anno dopo anno, nello sforzo di far bello e forte il proprio Albero di Natale. Con l’arrivo della festività si ripete ciclicamente il rito di una battaglia dove le decorazioni natalizie diventano armi mirabolanti, in grado di dar vita a cascate di fuochi d’artificio, ma anche botti ed esplosioni mortali, di far inondare interi isolati, di spegnere la luce -anche quella del cielo- e di farla riapparire alle note di una filastrocca. Anno dopo anno, a scandire il ritmo di un tempo che pare sempre uguale a se stesso, ma che si rivela scorrere negli alberi che invecchiano, e negli amici che vengono a mancare, e nei ricordi del passato, il torneo si ripete e la vigilia di Natale si conclude con la terribile sfida finale.
Questa verrà condotta senza esclusione di colpi e fra le molte vittime innocenti e non. L’Albero vincitore regalerà sopravvivenza, speranza e fama al quartiere, regolandone i prezzi delle abitazioni e l’appetibilità della zona.
I personaggi paiono talmente reali che aspetti di vederteli domattina in fila al supermercato: forse andrai a comprare ‘Il Secolo” da un vecchio giornalaio che trova nuova vita fra le pagine del romanzo, o incrocerai per strada la brava Mirella che lavora in un orfanotrofio, o magari potresti dover avere a che fare con il capo-gabbiotto Vinicius, che ha in cura l’abero Gustavius e grazie a questo compito ha in mano le sorti dell’intero quartiere di Marassi.
Vinicius che, come l’Uomo Tigre, la sera va a far visita ai piccoli orfanelli di Mirella portando cibo e doni, di giorno diviene un temibile Capitan Uncino (e la mano guantata la possiede davvero!) di una banda di Bimbi Sperduti che tiene incatenati nei bassifondi del suo gabbiotto, a preparar, con le loro minuscole ditina, decorazioni esplosive per il giorno della sfida fatale.
Anche nel mondo parallelo di Caredda emergono le contraddizioni di una Genova che pare chiusa e solitaria, tesa a perpetrare una eterna guerra fra quartieri, (o ceti, o classi, o cricche…), ma dove, nelle piccole cose, emerge timidamente collaborazione e solidarietà. Dove chi pare cattivo in realtà non lo è fino in fondo, dove il lavoro non c’è, ma la solidarietà resiste, dove il futuro pare non lasciare spazio alcuno alle speranze, ma la gente, forse negandolo, continua a desiderare un qualcosa di diverso, magari senza dirselo apertamente, e senza sapere cosa.
La cupezza di Genova è talmente affascinante e coinvolgente che vien voglia di conoscere la città non nei percorsi turistici ufficiali, quanto nei suoi più reconditi anfratti o nei quartieri più vissuti.
Oltre a Genova, una scrittura che sbalordisce, perché, al di là dei generi, è inaspettata, ironica, poetica e pungente.
Un libro tutto da sottolineare: importante che a scriverlo sia stato un genovese.

PS
GIrovagando nel web scopro che Caredda è uno dei primi ad aver proposto il mockumentary in Italia, e questo romanzo pare un’ottima trasposizione del genere nella narrativa.

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