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Presentazione di Una Regia per Genova. Cronache spettacolari da una Città sequestrata (dai Comunisti). Di Sergio Maifredi

19 marzo 2010

Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale: gli affreschi del Ratti, eseguiti su bozzetti di Domenico Piola, sovrastano dall’alto la sessantina di presenti in sala.
Dopo i saluti di rito, Sergio Maifredi, regista genovese, presentatosi come indipendente per la Casa delle Libertà nelle amministrative del 2007, assieme a Luca Borzani, Presidente della Fondazione per la Cultura di Genova e Massimiliano Lussana, capo-redattore di Genova de ‘Il Giornale’ cominciano a ragionare sul libro di Sergio Maifredi.
In realtà il libro, come probabilmente si propone di essere, rappresenta solo uno spunto per parlare di politica e cultura nella Genova del 2010: Genova è veramente una città sequestrata dai comunisti, come afferma il sottotitolo del libro? Genova è matrigna solo per chi proviene da una cultura di destra, o si comporta così un po’ con tutti? E ancora, la cultura di Genova è sequestrata dalla sinistra perché la destra aveva altro da fare, o perché non le è stato dato spazio?

A Massimiliano Lussana spetta il compito di presentare il libro (una serie di interventi pubblicati da Manfredi su ‘Il Giornale’ negli ultimi due anni), di inquadrarli storicamente, e di introdurre il tema. Lussana afferma chiaramente che, a Genova, la cultura rappresenta una ‘monoproprietà’ della sinistra, da decenni. Che Sergio Maifredi, non solo con questo libro, ma con la sua candidatura per il Polo delle Libertà ha scelto di rompere gli schemi. Che ‘fare cultura’ dovrebbe prescindere dall’appartenenza politica, e che, a Genova, cercare un incontro e un dialogo fra culture differenti rappresenterebbe una vera e propria ‘caduta del muro’, una rivoluzione, mentre dovrebbe essere prassi quotidiana.
Luca Borzani interviene chiarendo subito che non condivide il tema centrale del libro, ovvero la visione di una Genova sequestrata dalla sinistra, anche se l’argomento ha una chiara legittimità e merita di essere affrontato. Borzani propone una differente motivazione riguardo alle attuali difficoltà del sistema culturale cittadino, da rintracciarsi in una crisi tanto della cultura di sinistra, abituata certo a sfruttare una sorta di posizione di egemonia, che propone una cultura in crisi, che non sa come rapportarsi al mutamento, ‘chiusa in se stessa, con parole che si muovono soltanto al suo interno’, quanto quella di destra, in un certo modo ‘tradizionalista e rivendicativa’, che non riesce a trovare un nuovo ruolo.
Vi è una carenza di elaborazione culturale, da ambo le parti. Accenna, elenco velocemente, ad altri temi, come la necessità di ripensare, da una parte e dall’altra, alla storia nazionale, di liberare il paese ‘bloccato su appartenenze che non esistono più’, che non riflettono più l’attuale assetto del paese, di spostare il dibattito non sulla provenienza politica, quanto su quali caratteri debba avere il ‘fare cultura pubblica’ e cosa voglia dire ‘produrre cultura’.
Dopo un breve intervento di Lussana, Sergio Maifredi prende la parola. Il suo interventoi porta il tema della discussione dalle parole ai fatti: numeri e accadimenti cittadini che Maifredi elenca, per sostenere la sua tesi di una cultura incapace a muoversi a causa di un predominio della sinistra cittadina. Cita numeri e da dati, elenca le principali manifestazioni teatrali promosse in Liguria, i finanziamenti dedicati, e si chiede chi ci sia dietro l’organizzazione, e chi promuova chi e cosa. Maifredi parla di un sistema lobbistico, che tende a lasciare nei luoghi del potere chi vi è già, a rifuggire non solo l’alternanza, ma anche il cambiamento e le novità. Secondo Maifredi, vi sono delle responsabilità politiche, e un’alternanza nei luoghi di potere fra destra e sinistra, pur non scevra del rischio di sostituire un’elite con un’altra elite ugualmente chiusa, non può che fare bene a questo sistema. Se i fondi destinati alla cultura calano, non è possibile limitarsi a diminuire le risorse in proporzione a tutti, lasciando ogni persona al suo posto, ma è necessario intervenire ‘dentro’ le politiche di chi fa cultura e il modo di farla. Non si risparmia una critica verso gli assessori alla cultura del Comune di Genova, che non sono stati in grado di entrare nel merito e quindi di intervenire. Basta guardare il cartellone degli spettacoli teatrali a inizio via venti, aggiornato a due anni fa. Ma come, i teatri prendono finanziamenti pubblici e non aggiornano i loro contenuti? Gli assessori hanno il dovere di intervenire. Genova poi, a detta di Maifredi, è una delle poche grandi città a non avere un biglietto integrato valido per tutti i teatri. I teatri non lo vogliono, è vero, ma anche in questo caso potrebbe essere compito di un assessore legare i finanziamenti alla realizzazione di qualcosa che dovrebbe andare a vantaggio e beneficio della cittadinanza.

Su una cosa, se pur espressa in maniere differenti, pare che Borzani e Maifredi concordino: ovvero la necessità di trovare un sistema di valutazione dell’offerta pubblica culturale, che non si limiti ai numeri ed ai bilanci, e nemmeno alle presenze, ma tenga conto anche del ‘ritorno sociale’ e del ‘ritorno educativo’ di ciò che si offre.
A seguire, domande dalla platea, ma ero già uscita.


“Sosia e il doppio nel teatro moderno”, la presentazione

16 marzo 2010

Il tema del doppio è affascinante, è qualcosa che sta fuori da noi ma nello stesso tempo ci appartiene e torna a tormentarci. Ha aspetti comici e beffardi, ma anche i semi della tragedia. Per questo la presentazione presso la libreria Feltrinelli di “Sosia e il doppio nel teatro moderno” di Ferruccio Bertini rappresentava un appuntamento immancabile. Si salgono pazientemente i sei piani, quasi fossero gironi infernali, della nuova Feltrinelli, oppure grazie all’ascensore panoramico che fa tanto action movie si raggiunge lo spazio presentazioni, sperando che vi si ancora qualche posto a sedere (ieri il pienone ha obbligato i ritardatari a restare in piedi).
Marco Salotti, professore di Storia e Critica del Cinema dell’università di Genova era seduto accanto all‘autore del libro, il latinista e medievista Ferruccio Bertini. A lato, i due attori Lisa Galantini e Sebastiano Lo Monaco hanno animato la presentazione con interpretazioni di diverse commedie e tragedie citate dai due professori.
La presentazione del libro è stata in realtà una vera e propria lezione magistrale che ha toccato alcuni degli aspetti del libro, in maniera chiara e affascinante. Tutto parte dall’Amphitruo, commedia plautina ricca di sosia, scambi ed equivoci, che nel corso dei secoli ha subito riletture, riscritture, tradimenti e rivisitazioni. Bertini ha ricordato in breve la trama dell’opera originale, per poi scegliere alcuni autori del XIX e del XX, mostrando affinità e divergenze rispetto alla versione plautina: da von Kleist a Giraudoux, passando per il poco conosciuto (in Italia) Guilherme Figuereido.
Alla spiegazione di Bertini e di Salotti facevano da contrappunto le efficaci letture dei testi originali da parte della Galantini e di Lo Monaco, impegnati nel non facile compito di interpretare i medesimi personaggi, visti però attraverso la sensibilità di autori diversi.
L’Amphitruo ha ancora oggi elementi di grande interesse e le riletture presentate hanno messo in mostra come il testo di Plauto contenga in nuce anche elementi tragici, presentandosi come una vera e propria tragicommedia. Sosia che torna alla casa del suo padrone e incontra mercurio, travestito da Sosia, che lo convince (a suon di botte) di essere lui Sosia, crea un elemento comico nello spettatore, ma nello stesso tempo apre una crisi di identità. Se io, che sono Sosia, non sono Sosia e non lo sono perché Sosia è qui di fronte a me, allora io chi sono? È uno smarrimento che tocca tutti i personaggi dei diversi Amphitruo, adesso ingannati dal loro doppio, adesso diventati loro stessi un doppio per ingannare qualcuno.
Mentre Bertoni e Salotti ringraziavano il pubblico e gli attori, l’impressione che avevo uscendo da Feltrinelli è che la stessa commedia dell’Amphitruo si fosse sdoppiata e moltiplicata di secolo in secolo e che, pur mantenendo la propria identità, avesse generato degli altri da sé: dei sosia che avevano preso la voce di scrittori diversi per continuare a parlare e raccontare una storia che -evidentemente- ha molto a che fare con il nostro bisogno di essere identificati all’interno di una società.