Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale: gli affreschi del Ratti, eseguiti su bozzetti di Domenico Piola, sovrastano dall’alto la sessantina di presenti in sala.
Dopo i saluti di rito, Sergio Maifredi, regista genovese, presentatosi come indipendente per la Casa delle Libertà nelle amministrative del 2007, assieme a Luca Borzani, Presidente della Fondazione per la Cultura di Genova e Massimiliano Lussana, capo-redattore di Genova de ‘Il Giornale’ cominciano a ragionare sul libro di Sergio Maifredi.
In realtà il libro, come probabilmente si propone di essere, rappresenta solo uno spunto per parlare di politica e cultura nella Genova del 2010: Genova è veramente una città sequestrata dai comunisti, come afferma il sottotitolo del libro? Genova è matrigna solo per chi proviene da una cultura di destra, o si comporta così un po’ con tutti? E ancora, la cultura di Genova è sequestrata dalla sinistra perché la destra aveva altro da fare, o perché non le è stato dato spazio?
A Massimiliano Lussana spetta il compito di presentare il libro (una serie di interventi pubblicati da Manfredi su ‘Il Giornale’ negli ultimi due anni), di inquadrarli storicamente, e di introdurre il tema. Lussana afferma chiaramente che, a Genova, la cultura rappresenta una ‘monoproprietà’ della sinistra, da decenni. Che Sergio Maifredi, non solo con questo libro, ma con la sua candidatura per il Polo delle Libertà ha scelto di rompere gli schemi. Che ‘fare cultura’ dovrebbe prescindere dall’appartenenza politica, e che, a Genova, cercare un incontro e un dialogo fra culture differenti rappresenterebbe una vera e propria ‘caduta del muro’, una rivoluzione, mentre dovrebbe essere prassi quotidiana.
Luca Borzani interviene chiarendo subito che non condivide il tema centrale del libro, ovvero la visione di una Genova sequestrata dalla sinistra, anche se l’argomento ha una chiara legittimità e merita di essere affrontato. Borzani propone una differente motivazione riguardo alle attuali difficoltà del sistema culturale cittadino, da rintracciarsi in una crisi tanto della cultura di sinistra, abituata certo a sfruttare una sorta di posizione di egemonia, che propone una cultura in crisi, che non sa come rapportarsi al mutamento, ‘chiusa in se stessa, con parole che si muovono soltanto al suo interno’, quanto quella di destra, in un certo modo ‘tradizionalista e rivendicativa’, che non riesce a trovare un nuovo ruolo.
Vi è una carenza di elaborazione culturale, da ambo le parti. Accenna, elenco velocemente, ad altri temi, come la necessità di ripensare, da una parte e dall’altra, alla storia nazionale, di liberare il paese ‘bloccato su appartenenze che non esistono più’, che non riflettono più l’attuale assetto del paese, di spostare il dibattito non sulla provenienza politica, quanto su quali caratteri debba avere il ‘fare cultura pubblica’ e cosa voglia dire ‘produrre cultura’.
Dopo un breve intervento di Lussana, Sergio Maifredi prende la parola. Il suo interventoi porta il tema della discussione dalle parole ai fatti: numeri e accadimenti cittadini che Maifredi elenca, per sostenere la sua tesi di una cultura incapace a muoversi a causa di un predominio della sinistra cittadina. Cita numeri e da dati, elenca le principali manifestazioni teatrali promosse in Liguria, i finanziamenti dedicati, e si chiede chi ci sia dietro l’organizzazione, e chi promuova chi e cosa. Maifredi parla di un sistema lobbistico, che tende a lasciare nei luoghi del potere chi vi è già, a rifuggire non solo l’alternanza, ma anche il cambiamento e le novità. Secondo Maifredi, vi sono delle responsabilità politiche, e un’alternanza nei luoghi di potere fra destra e sinistra, pur non scevra del rischio di sostituire un’elite con un’altra elite ugualmente chiusa, non può che fare bene a questo sistema. Se i fondi destinati alla cultura calano, non è possibile limitarsi a diminuire le risorse in proporzione a tutti, lasciando ogni persona al suo posto, ma è necessario intervenire ‘dentro’ le politiche di chi fa cultura e il modo di farla. Non si risparmia una critica verso gli assessori alla cultura del Comune di Genova, che non sono stati in grado di entrare nel merito e quindi di intervenire. Basta guardare il cartellone degli spettacoli teatrali a inizio via venti, aggiornato a due anni fa. Ma come, i teatri prendono finanziamenti pubblici e non aggiornano i loro contenuti? Gli assessori hanno il dovere di intervenire. Genova poi, a detta di Maifredi, è una delle poche grandi città a non avere un biglietto integrato valido per tutti i teatri. I teatri non lo vogliono, è vero, ma anche in questo caso potrebbe essere compito di un assessore legare i finanziamenti alla realizzazione di qualcosa che dovrebbe andare a vantaggio e beneficio della cittadinanza.
Su una cosa, se pur espressa in maniere differenti, pare che Borzani e Maifredi concordino: ovvero la necessità di trovare un sistema di valutazione dell’offerta pubblica culturale, che non si limiti ai numeri ed ai bilanci, e nemmeno alle presenze, ma tenga conto anche del ‘ritorno sociale’ e del ‘ritorno educativo’ di ciò che si offre.
A seguire, domande dalla platea, ma ero già uscita.
Posted by ceciliaverame 
<