23 febbraio 2010

Il cimitero di Genova fu inizialmente progettato dall’architetto civico Carlo Barabino nel 1835, tre anni dopo il Decreto emanato da Re Carlo Alberto che imponeva la costruzione di cimiteri pubblici in condizione di sicurezza igienica. Contribuì alla realizzazione anche l’architetto Giovanni Battista Resasco, e venne inaugurato sedici anni dopo, il 1 gennaio 1851.
Ulteriori ampliamenti importanti vennero conclusi nella seconda metà dell’ottocento (porticato semicircolare di nord-est), ai primi del novecento ((portico Montino), al termine della prima guerra mondiale (Sacrario dei caduti) e nel 1955 (porticato di Sant’Antonino).
La attuale superficie di 330.000 mq contiene circa 118.000 tombe e oltre due milioni di sepolture.
Pochi non conoscono la storia della famosa “Venditrice di noccioline”, statua di Orengo, che rappresenta appunto una popolana venditrice di noccioline. La donna nel corso della sua esistenza aveva racimolato un bel gruzzolo, e per evitare che i suoi parenti finissero per litigarsi per l’eredità, decise di impegnare tutti i suoi averi per farsi costruire questa famosa statua che venne posata nel cimitero, curata e addobbata con fiori, ancora prima della morte della donna. Si dice che quando questa morì, in molti giocarono al lotto la data, e pare che effettivamente il terno uscì sulla ruota di Genova.
Bibliografia
Ferdinando Resasco, La necrofori di Staglieno, Stabilimento Tipografico Genovese, 1892, pp. 350 con 60 tavole illustrate. (Antiquariato)
A cura di Mari Flora Giubilei, Staglieno. Dalla poesia di François Villon al Cimitero monumentale di Staglieno. Mediazioni fotografiche di Stella Lombardo e Cristina Piccardo, Maschietto Editore, Pistoia, 2003.
R.Bossaglia-M.F.Giubilei, Cadaveri eccellenti, in Arte 1982, n. 124
F.Sborgi (a cura di), L’Ottocento e il Novecento. Dal Neoclassicismo al Liberty, in La scultura a Genova e in Liguria. Dal Seicento al primo Novecento, Genova 1988
G.Berengo Gardin-G.Nessi Parlato, Il giardino del tempo, Pomezia 1993
F.Sborgi, Staglieno e la scultura funeraria ligure tra Ottocento e Novecento, Torino 1997
S.Diéguez Patao-C.Gimènez (a cura di), Arte y architectura funeraria, Dublin, Genova, Madrid (XIX-XX), Torino, Electa España 2000
G.Berengo Gardin-G.Nessi Parlato, Staglieno, Giganti di marmo. Marble Giants, Tormena 2002
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Posted by mariaceciliaaverame
17 febbraio 2010

Per parlare di vocabolari italiano/genovesi bisogna fare una premessa. Il periodo ’storico’ in cui questo genere di testo si afferma, l’offerta e l’accessibilità si amplia va dal 1841 (prima edizione del ‘Dizionario Genovese-Italiano‘ di Giuseppe Oliveri) al1955 (anno di uscita del ‘Nuovo vocabolario genovese-italiano‘ di Alfredo Gismondi). In questo lasso di tempo altri testi sono stati curati da Giovanni Casaccia (1851 e 1876), dal Paganini.
Tali testi sono particolarmente interessanti da un punto di vista storico, e rappresentano dei vocabolari DAL genovese ALL’italiano, a senso unico. I genovesi infatti conoscevano perfettamente la loro lingua, e avevano necessità di uno strumento che permettesse loro di intrattenere rapporti commerciali con il resto d’Italia.
Singolare è la storia della nascita del vocabolario curato da Gaetano Frisoni nel 1910: a seguito dell’Unità d’Italia venne commissionata ad Alessandro Manzoni la preparazione di una relazione su come diffondere l’italiano. Manzoni individuò il fiorentino come modello di italiano parlato dalle persone ‘colte’ (da questo deriva la famosa espressione ‘lavare i panni in Arno’), e qualche anno dopo venne pubblicato il ‘Novo vocabolario della lingua italiana secondo l’uso di Frenze‘ (1897). Venne inoltre consigliata la pubblicazione di vocabolari dialettali che traducessero le espressioni più particolari nell’italiano fiorentino, come appunto fece Gaetano Frisoni nel suo Vocabolario, contenente per la prima volta una sezione destinata alla traduzione dei termini dall’italiano al genovese.
Vocabolari ‘moderni’
Per chi adesso volesse cimentarsi nell’approfondimento della lingua ligure vanno segnalati il ‘Vocabolario italiano/genovese‘ di Carlo Olivari, Liberodiscrivere, 2006, secondo volume di un laboratorio di lingua genovese (Zeneise riso raeo) che aveva già prodotto il ‘Vocabolario delle parole difficili del genovese’ per lo stesso editore nel 2003.
Sempre nel 2006 la Newton Compton pubblica il Dizionario Genovese di Adriano Agostino, 326 pagine con inclusa grammatica, destinato a quanti conoscano superficialmente il genovese, ma non lo sappiano scrivere, o semplicemente desiderino approfondire la conoscenza del dialetto.
La Erga edizioni nel 1995 pubblicò il Moderno dizionario rapido genovese-italiano, italiano-genovese completo di rimario, di Carlo Piero Pessino, che pare attualmente reperibile solo in alcune biblioteche.
Per chi non ha troppi problemi economici si può suggerire la riedizione del Dizionario Genovese-Italiano di Giovanni Casaccia, Arnaldo Forni, Euro 76.
Da segnalare il Vocabolario del Dialetto di Campo Ligure di Massimo Calissano e Giovanni Ponte, Fratelli Frilli 2004. Anche questo in doppia versione campese-italiano e italiano-campese, con 16 tavole illustrate.
(per approfondimenti: www.francobampi.it, www.liguri.net)
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Posted by mariaceciliaaverame
17 febbraio 2010
Sapete chi ha insegnato per anni a Rovegno, in Alta ValTrebbia?
Conoscete la storia della Repubblica di Torriglia, uno fra i luoghi dove le forze del Comitato di Liberazione Nazionale instaurò una amministrazione autonoma all’indomani della Liberazione?
Avreste mai immaginato che a Montebruno c’è un museo sull’arte della Legatoria (che produce ancora qualche libercolo, ogni tanto), e un ‘viaggio nella storia del volo in mongolfiera’?
L’Alta Val Trebbia riesce a coniugare esigenze diverse: naturalistiche, culinarie, culturali e musicali.
Si’, grazie a ‘L’orto della parola’, che uscendo dai confini della Valle raggiunge Genova per rappresentare il piccolo bar della Foce dove si ritrovavano i ‘quattro amici’ cantautori, cari a noi tutti genovesi.
L’Orto della Parola unisce immagini evocative con origini diverse, a cavallo fra poesia, cinematografia e musica. Un luogo romantico e semplice, dove il gioco principale consiste nel guardarsi attorno per riconoscere richiami a poeti e musicisti (prima di andarci è consigliabile una telefonata alla Comunità Montana per verificare gli orari).
La Comunità Montana mostra una particolare cura nel proporre la propria offerta turistica e culturale, in collaborazione con ‘la Banca della Conoscenza della Valle’ e ‘la Rete delle Risorse territoriali e identitarie’ ha pubblicato una serie di libricini contenenti ricette tipiche (‘Viaggio nella valle del Trebbia, alla ricerca dei cibi genuini‘) , tre raccolte di racconti (‘Racconti d’inverno’, ‘Racconti di primavera‘ e ‘Racconti del lupo‘) che si possono leggere girando direttamente fra le stradine e le case del paese, tanto sono chiari i riferimenti, un testo su ‘Le antiche mulattiere’, che è anche questo una guida con percorsi e passeggiate fra antiche mulattiere liguri, un libricino sull’esperienza della Repubblica di Torriglia e altro ancora.
Caproni, il maestro di scuola elementare che qui ha passato parte della sua vita, coltivando il suo orto con lo stesso amore con cui ha curato le sue parole, è quasi un amico, un vecchio conoscente nelle parole dei più anziani compaesani. Magari se siete fortunati riuscirete a parlare con un suo ex-allievo
Quindi storia, cultura, natura e tempo libero.
Una unica obiezione: ho ricevuto una ‘borsa’ in omaggio con questi libri, svariati taccuini editi dal museo della Legatoria di Montebruno che hanno fatto la gioia dei miei bimbi, ‘Il breviario del viaggiatore’ con informazioni sul territorio e sugli avvenimenti ed altro ancora in occasione di un incontro alla Casa Cantoniera, ma… come fare per invogliare il turista ignaro a venire fin in Val Trebbia?
A chi spetta questo compito di promozione del territorio?
Per informazioni:
www.cmaltavaltrebbia.it
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Posted by mariaceciliaaverame