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Genova e Altri giorni altri Alberi, di Paolo Caredda

28 febbraio 2010

Altri giorni, altri alberi.Una fantasia per giorni più chiari
Paolo Credda, ISBN edizioni
**Novità**

”Altri giorni, altri alberi” di Paolo Caredda arriva fra novembre e dicembre, come un dono di natale alla sua città, nelle librerie di Genova.
Un romanzo di difficile definizione (e forse ancor meglio riuscito proprio grazie al fatto che all’autore sembrano non importare più di tanto classificazioni di generi o definizioni), fra noir, fantascienza, pop e fiabesco, un po’ visionario e molto scenografico, onirico e manga, criptico e luminoso, contraddittorio e lineare, dove Genova la fa da padrona.
La città viene messa in risalto non solo attraverso i nomi delle strade e per la toponomastica dei quartieri dove è ambientato il romanzo (qui la mappa dei luoghi teatro della vicenda), ma anche grazie all’espressività e alla caratterizzazione dei personaggi, e all’ambiente, all’atmosfera.
I quartieri genovesi sono impegnati, anno dopo anno, nello sforzo di far bello e forte il proprio Albero di Natale. Con l’arrivo della festività si ripete ciclicamente il rito di una battaglia dove le decorazioni natalizie diventano armi mirabolanti, in grado di dar vita a cascate di fuochi d’artificio, ma anche botti ed esplosioni mortali, di far inondare interi isolati, di spegnere la luce -anche quella del cielo- e di farla riapparire alle note di una filastrocca. Anno dopo anno, a scandire il ritmo di un tempo che pare sempre uguale a se stesso, ma che si rivela scorrere negli alberi che invecchiano, e negli amici che vengono a mancare, e nei ricordi del passato, il torneo si ripete e la vigilia di Natale si conclude con la terribile sfida finale.
Questa verrà condotta senza esclusione di colpi e fra le molte vittime innocenti e non. L’Albero vincitore regalerà sopravvivenza, speranza e fama al quartiere, regolandone i prezzi delle abitazioni e l’appetibilità della zona.
I personaggi paiono talmente reali che aspetti di vederteli domattina in fila al supermercato: forse andrai a comprare ‘Il Secolo” da un vecchio giornalaio che trova nuova vita fra le pagine del romanzo, o incrocerai per strada la brava Mirella che lavora in un orfanotrofio, o magari potresti dover avere a che fare con il capo-gabbiotto Vinicius, che ha in cura l’abero Gustavius e grazie a questo compito ha in mano le sorti dell’intero quartiere di Marassi.
Vinicius che, come l’Uomo Tigre, la sera va a far visita ai piccoli orfanelli di Mirella portando cibo e doni, di giorno diviene un temibile Capitan Uncino (e la mano guantata la possiede davvero!) di una banda di Bimbi Sperduti che tiene incatenati nei bassifondi del suo gabbiotto, a preparar, con le loro minuscole ditina, decorazioni esplosive per il giorno della sfida fatale.
Anche nel mondo parallelo di Caredda emergono le contraddizioni di una Genova che pare chiusa e solitaria, tesa a perpetrare una eterna guerra fra quartieri, (o ceti, o classi, o cricche…), ma dove, nelle piccole cose, emerge timidamente collaborazione e solidarietà. Dove chi pare cattivo in realtà non lo è fino in fondo, dove il lavoro non c’è, ma la solidarietà resiste, dove il futuro pare non lasciare spazio alcuno alle speranze, ma la gente, forse negandolo, continua a desiderare un qualcosa di diverso, magari senza dirselo apertamente, e senza sapere cosa.
La cupezza di Genova è talmente affascinante e coinvolgente che vien voglia di conoscere la città non nei percorsi turistici ufficiali, quanto nei suoi più reconditi anfratti o nei quartieri più vissuti.
Oltre a Genova, una scrittura che sbalordisce, perché, al di là dei generi, è inaspettata, ironica, poetica e pungente.
Un libro tutto da sottolineare: importante che a scriverlo sia stato un genovese.

PS
GIrovagando nel web scopro che Caredda è uno dei primi ad aver proposto il mockumentary in Italia, e questo romanzo pare un’ottima trasposizione del genere nella narrativa.


Dizionario degli scrittori liguri 1861-2007, De Ferrari Editore, 2007

23 febbraio 2010

La prima riflessione che mi è passata per la testa dopo la lettura di questo libro è che ci sono troppi psicologi, psicoterapeuti e psicanalisti che scrivono libri, per lo meno a Genova. Secondi solo a giornalisti, ricercatori, professori universitari, che però per mestiere sono abituati e incentivati a tenere una penna in mano.
Dopo questa futile considerazione, parliamo del libro: un progetto interessante e utile, e proprio per questo il lettore si aspetta un approfondimento maggiore, o per lo meno qualche spiegazione in più, come un inquadramento storico del periodo scelto, qualche considerazione sui ‘filoni’ di narrazione cui appartengono gli scrittori, o motivazioni più approfondite sui criteri di scelta degli autori, in special modo per i ‘liguri d’adozione’, come ad esempio David Herbert Lawrence.
Le biografie sono sintetiche, concise e fredde (e leggendo che le autrici si sono divise le biografie secondo un ordine puramente alfabetico se ne comprende anche il motivo), e non rendono onore ai grandi nomi italiani, compressi per motivi di spazio a poche e generiche informazioni, mentre risultano più interessanti quelle di personaggi della seconda metà del secolo e dei contemporanei, numericamente importanti, spesso editi da case editrici locali. Per scelta editoriale però il curatore ha preferito non inserire gli esordienti o gli autori di pochi testi (salvo qualche importante eccezione): scelta comprensibile, vista la quantità di nomi che si sarebbero dovuti inserire, ma che avrebbe permesso una interessante panoramica sulle tendenze liguri contemporanee.


Genovainedita, AAVV

23 febbraio 2010

Un testo nato per “dare carta” a una serie di letture pubbliche svolte a Palazzo Ducale di Genova.
Poesia e prosa si incontrano, si danno vicendevolmente spazio dividendo il libro in due parti distinte. Le voci della poesia aprono infatti lo scambio letterario, con le scattanti poesie di Chiara Daino, passando per quelle più liriche di Ferrari, fino ai testi del padre del Festival Internazionale della Poesia Claudio Pozzani. Le poesie sono fresche, prive di intellettualismi, ma non concedono niente al verso facile o sciatto, anzi, anche la parte dedicata ai ‘prossimi’ presenta i sofisticati e non banali versi di Ksenja Laginja e di Enrico Marià.
La parte dedicata alla prosa vede alcune firme conosciute della scrittura genovese. Un sofferente inedito di Lorenzo Licalzi fa da contraltare a una breve avventura del famigerato investigatore Bacci Pagano di Bruno Morchio; in altri racconti si colgono echi delle giornate del G8 genovese, mentre nel suo ‘romanzo’ Silvia Neonato lega con forza i ricordi familiari con le proprie radici in Albania. Interessanti le voci nuove: Paola Bartoli, Mario Flamigni, Luca Musella, Claudio Paglieri, Anna Parodi, Maurizio Parodi, Claudia Priano, Anna Maria Farrabbi, Marco Fabio Gasperini, Ivano Malcotti, Aurelio Ruggero e Massimiliano Sfregola.
Una iniziativa interessante che siamo sicuri avrà nuove edizioni nei prossimi anni.
A questo proposito sarebbe bene che la Galata segnali da qualche parte all’interno del testo l’anno di edizione, in modo da non confondere questo con altre (speriamo) future pubblicazioni di Genovainedita.


Fiabe liguri illustrate, Anselmo Roveda (a cura di), illustrazioni di Fiammetta Capitelli

23 febbraio 2010

Lo stile di Roveda in questo caso tende a non banalizzare la fiaba, a non riportarla ad un linguaggio moderno, magari più intelleggibile da un pubblico giovane, ma certo meno ricco e più semplicistico, ma si permette di utilizzare termini poco usati nel linguaggio quotidiano, espressioni di un tempo che fu, rispettando il ritmo e la musicalità della novella.
Rispetto cui hanno diritto anche i bambini, che pur poco avvezzi a un lessico curato e antico, vengono ugualmente catturati dall’immediatezza delle immagini e dalla poesia della narrazione, nonché dalle belle illustrazioni di Fiammetta Capitelli.