Luciano Rosselli presenta il suo ‘L’acquedotto storico di Genova’, Nuova Editrice Genovese, alla Biblioteca Saffi di Molassana, in una cornice di libri e manifesti con disegni dei bambini delle scuole di quartiere sull’importanza dell’acqua, sugli antichi trogoli e sul loro funzionamento, sull’antico acquedotto.
E’ il posto giusto dove presentare un testo che approfondisce e spiega il rapporto della Superba e della vallata con l’acqua.
Rosselli sceglie un modo originale per raccontarci l’acquedotto e lo fa attraverso la sua storia personale, di bambino che, a partire dai sei anni, ha goduto di un luogo originale e profondo dove compiere le sue scorribande e le sue esplorazioni, le prime gite con i compagni, le cadute in bicicletta nei punti in cui l’acquedotto non era ancora protetto dalle ringhiere. Ci racconta i viaggi all’interno dei tunnel e delle grotte della Val Bisagno e le spedizioni in avanscoperta sui ponti abbandonati e luchettati, con la paura che qualche abitante del quartiere lo scoprisse e lo andasse a raccontare ai genitori. Una passione che cresce con gli anni e che si sviluppa prima in un sito, e infine in questo libro.
Il racconto risveglia, negli abitanti delle vallate attraversate dal percorso dell’acqua, i ricordi d’infanzia e il rapporto con un’opera d’arte a due passi da casa.
Il libro è corredato da un ampio apparato fotografico, da grafici e schede che illustrano il percorso trecentesco, cinquecentesco e infine quello ottocentesco. Vi sono particolari e racconti poco noti, ad esempio in riferimento al rapporto fra i cittadini della vallata e la città, e le prime ‘lotte’ per l’acqua: nella Val Bisagno infatti diversi mulini funzionavano grazie ai numerosi rivoli che vi scorrevano, e la costruzione di un acquedotto a convogliare le acque per le abitazioni dei ‘cittadini’ di Genova ebbe come primo effetto la chiusura di numerose attività produttive della valle. Gli abitanti si difendevano come potevano, talvolta con azioni illegali quali il blocco dei condotti dell’acqua con pietrame e atti di distruzione. Ma contro il progresso non vi è nulla da fare, salvo il tentativo di preservare la storia e l’architettura. Nella parte finale della presentazione, Ottonelli mostra alcune fotografie di scorci prese negli anni settanta e ai giorni nostri, mostrando la differenza. Se alcune cose paiono destinate all’abbandono e alla rovina (come la casa del Dazio nei pressi di Molassana, o il ponte trecentesco su Salita San’Anna, buttato giù da una ditta privata mentre ristrutturava il palazzo al fianco meno di sei mesi fa), in alcune zone, probabilmente grazie all’intervento dei privati, i piccoli mulini abbandonati sono diventate piacevoli casette con orto e giardino, e alla frana del 2007 è seguito rapido un intervento dell’amministrazione per ricostruire il selciato dell’acquedotto mantenendo le tipiche pietre di Luserna.
Un libro da leggere per tutti i genovesi, perché l’acquedotto regala natura e memoria non solo ai residenti della val Bisagno, ma alla cittadinanza tutta.
Per saperne di più sull’acquedotto
Genova Post, trekking urbano sull’acquedotto
Il sito di Luciano Rosselli
Posted by ceciliaverame 
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