genova « lettureliguri
 

L’acquedotto storico di Genova, di Luciano Rosselli

23 aprile 2010

Luciano Rosselli presenta il suo ‘L’acquedotto storico di Genova’, Nuova Editrice Genovese, alla Biblioteca Saffi di Molassana, in una cornice di libri e manifesti con disegni dei bambini delle scuole di quartiere sull’importanza dell’acqua, sugli antichi trogoli e sul loro funzionamento, sull’antico acquedotto.
E’ il posto giusto dove presentare un testo che approfondisce e spiega il rapporto della Superba e della vallata con l’acqua.
Rosselli sceglie un modo originale per raccontarci l’acquedotto e lo fa attraverso la sua storia personale, di bambino che, a partire dai sei anni, ha goduto di un luogo originale e profondo dove compiere le sue scorribande e le sue esplorazioni, le prime gite con i compagni, le cadute in bicicletta nei punti in cui l’acquedotto non era ancora protetto dalle ringhiere. Ci racconta i viaggi all’interno dei tunnel e delle grotte della Val Bisagno e le spedizioni in avanscoperta sui ponti abbandonati e luchettati, con la paura che qualche abitante del quartiere lo scoprisse e lo andasse a raccontare ai genitori. Una passione che cresce con gli anni e che si sviluppa prima in un sito, e infine in questo libro.
Il racconto risveglia, negli abitanti delle vallate attraversate dal percorso dell’acqua, i ricordi d’infanzia e il rapporto con un’opera d’arte a due passi da casa.

Il libro è corredato da un ampio apparato fotografico, da grafici e schede che illustrano il percorso trecentesco, cinquecentesco e infine quello ottocentesco. Vi sono particolari e racconti poco noti, ad esempio in riferimento al rapporto fra i cittadini della vallata e la città, e le prime ‘lotte’ per l’acqua: nella Val Bisagno infatti diversi mulini funzionavano grazie ai numerosi rivoli che vi scorrevano, e la costruzione di un acquedotto a convogliare le acque per le abitazioni dei ‘cittadini’ di Genova ebbe come primo effetto la chiusura di numerose attività produttive della valle. Gli abitanti si difendevano come potevano, talvolta con azioni illegali quali il blocco dei condotti dell’acqua con pietrame e atti di distruzione. Ma contro il progresso non vi è nulla da fare, salvo il tentativo di preservare la storia e l’architettura. Nella parte finale della presentazione, Ottonelli mostra alcune fotografie di scorci prese negli anni settanta e ai giorni nostri, mostrando la differenza. Se alcune cose paiono destinate all’abbandono e alla rovina (come la casa del Dazio nei pressi di Molassana, o il ponte trecentesco su Salita San’Anna, buttato giù da una ditta privata mentre ristrutturava il palazzo al fianco meno di sei mesi fa), in alcune zone, probabilmente grazie all’intervento dei privati, i piccoli mulini abbandonati sono diventate piacevoli casette con orto e giardino, e alla frana del 2007 è seguito rapido un intervento dell’amministrazione per ricostruire il selciato dell’acquedotto mantenendo le tipiche pietre di Luserna.
Un libro da leggere per tutti i genovesi, perché l’acquedotto regala natura e memoria non solo ai residenti della val Bisagno, ma alla cittadinanza tutta.

Per saperne di più sull’acquedotto

Genova Post, trekking urbano sull’acquedotto

Il sito di Luciano Rosselli

LA Nuova Editrice Genovese


Se la società si vede dai suoi rifiuti… che dire di Genova?
Aldo Padovano, Storia della rumenta.

16 aprile 2010

Se dovessimo valutare Genova dalla sua rûmenta sarebbe più indicato osservare i rifiuti prodotti quotidianamente, o descriverla attraverso le modalità di smaltimento della spazzatura? Sarebbe meglio favorire lo sguardo da turista, che vuole la visuale della Cattedrale di San Lorenzo o del Carlo Felice libera da cassonetti, o del genovese che nei quartieri periferici lotta per smaltire adeguatamente il suo sacchetto quotidiano?
Forse, fra una protesta sulla discarica di Scarpino e una sul fangodotto di Molassana, fra una discussione su un inceneritore e l’altra sul termovalorizzatore e bypassando la lettura dei dati sulla quantità di riciclata a Genova, la tentazione di nascondere ‘la polvere’ sotto il tappeto in questo caso sarebbe forte.

Sicuramente questo non è lo scopo di ‘La storia della Rumenta’ di Aldo Padovano, libro edito a Dicembre 2009 per la Sagep, con la partecipazione di AMIU e del Comune di Genova, con tanto di introduzione della Sindaco Marta Vincenzi, del Presidente e dell’Amministratore delegato di AMIU Spa. Una ‘storia della raccolta dei rifiuti dall’antichità ai giorni nostri‘ che si mostra fin dalle prime pagine (seconde forse: appena superate le prime con le presentazioni istituzionali) brillante, divertente ed arguto.

Il testo di Padovano, accompagnato da illustrazioni e fotografie, è ricco di aneddoti e curiosità e propone un interessantissimo spaccato della storia di Genova vista dal… cassonetto dell’immondizia. Spazzatura che fin dall’epoca romana aveva i suoi numi tutelari, fra cui la Venus Cloachina e il dio Stercolus, e cui uno dei primi scrittori in lingua genovese, detto l’Anonimo Genovese o tal Lucchetto fra XIII e XIV secolo scriveva e lasciava ai posteri una poesia intitolata ‘Ege de la Rumenta?‘ (C’è da portar via della spazzatura?), dedicata appunto agli spazzini e alle loro invocazioni per la strada.
Passando fra le descrizioni di usi impropri delle fognature nel XVI secolo, via ‘entrata e uscita da ricche botteghe, per depredarle nel cuore della notte, a una riflessione sulle ‘discariche umane’, ovvero sui luoghi dove a fine settecento venivano ammassati i corpi ormai senza vita, Aldo Padovano ci porta all’elenco dei mugugni (eh si, si mugugnava già all’epoca…) dei genovesi contro l’amministrazione comunale che cura superficialmente la pulizia delle strade. Potremo dire che poco è cambiato da allora, ma l’epidemia di peste del 1777 che fece numerose vittime nel centro città ci riporta a una condizione certamente differente da quella attuale.

Non manca un inno alla spazzatura, ‘O canto da rumenta‘ di Niccolò Bacigalupo, composto a fine ottocento, una ricca documentazione fotografica sui primi del novecento con tanto di netturbini al lavoro. Completano l’opera la descrizione dettagliata degli inconvenienti di uno dei primi appalti, l’appalto Pereno, fra 1900 e 1902, le prime interviste ai netturbini comparse sulla stampa, la storia di uno spazzino-testimonial di una ditta farmaceutica.
Siete poi curiosi di conoscere la storia delle prime, moderne tecniche di smaltimento dei rifiuti? Il libro di Padovano ci presenta la descrizione, anche questa accompagnata da diverse fotografie, dei primi forni di incenerimento, della teleferica di Vallata Cicala che scortava la spazzatura ‘fuori porta’, dei ‘pozzi Augias’ (comodi portellini in mezzo alla strada dove buttare la spazzatura, che venivano poi svuotati da grandi automezzi completi di cisterne), e della ‘macchina trituratrice Gannow’ e innumerevoli altre strumentazioni che aiutano il lettore a comprendere come si sia giunti all’attuale sistema di smaltimento.
Canzoni e filastrocche, rigorosamente in genovese e obbligatoriamente a tema spazzatura, completano la prima parte.
La seconda è esclusivamente fotografica, e vede in sequenza gli uomini e i mezzi che hanno reso pulita la nostra città nei secoli. Se il sottotitolo ci vorrebbe suggerire un viaggio virtuale fra la rumenta dall’antichità ad oggi, il presente è affidato solo alle fotografie dei mezzi, e delle persone.
E ci risparmia, forse fortunatamente, la parentesi sulle polemiche attuali.


Percorsi di memorie costrette, AAVV

23 febbraio 2010

Una guida turistica particolare, realizzata da un gruppo di detenuti della Casa Circondariale di Genova Marassi in collaborazione con gli insegnanti della Scuola Grafica. Particolare perché illustra una serie di percorsi di visita che si articolano per Genova, ma gli scrittori non hanno la possibilità di visitarla: la ricordano tramite fotografie, dialoghi, colloqui e aneddoti. Eppure è precisa: i viaggi indicano luoghi reali che suscitano emozioni, ricordi e speranze. Grazie a questi cinque percorsi illustrati con fotografie e immagini il turista o il genovese stesso riesce a comprendere la vita che scorre dietro i palazzi, nei musei, nei giardini o attorno alla stazione.
Ogni testo ha la sua versione inglese a lato; illavoro è curato e preciso: un ottimo stimolo per scoprire un’altra faccia della nostra città.