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Se la società si vede dai suoi rifiuti… che dire di Genova?
Aldo Padovano, Storia della rumenta.

16 aprile 2010

Se dovessimo valutare Genova dalla sua rûmenta sarebbe più indicato osservare i rifiuti prodotti quotidianamente, o descriverla attraverso le modalità di smaltimento della spazzatura? Sarebbe meglio favorire lo sguardo da turista, che vuole la visuale della Cattedrale di San Lorenzo o del Carlo Felice libera da cassonetti, o del genovese che nei quartieri periferici lotta per smaltire adeguatamente il suo sacchetto quotidiano?
Forse, fra una protesta sulla discarica di Scarpino e una sul fangodotto di Molassana, fra una discussione su un inceneritore e l’altra sul termovalorizzatore e bypassando la lettura dei dati sulla quantità di riciclata a Genova, la tentazione di nascondere ‘la polvere’ sotto il tappeto in questo caso sarebbe forte.

Sicuramente questo non è lo scopo di ‘La storia della Rumenta’ di Aldo Padovano, libro edito a Dicembre 2009 per la Sagep, con la partecipazione di AMIU e del Comune di Genova, con tanto di introduzione della Sindaco Marta Vincenzi, del Presidente e dell’Amministratore delegato di AMIU Spa. Una ‘storia della raccolta dei rifiuti dall’antichità ai giorni nostri‘ che si mostra fin dalle prime pagine (seconde forse: appena superate le prime con le presentazioni istituzionali) brillante, divertente ed arguto.

Il testo di Padovano, accompagnato da illustrazioni e fotografie, è ricco di aneddoti e curiosità e propone un interessantissimo spaccato della storia di Genova vista dal… cassonetto dell’immondizia. Spazzatura che fin dall’epoca romana aveva i suoi numi tutelari, fra cui la Venus Cloachina e il dio Stercolus, e cui uno dei primi scrittori in lingua genovese, detto l’Anonimo Genovese o tal Lucchetto fra XIII e XIV secolo scriveva e lasciava ai posteri una poesia intitolata ‘Ege de la Rumenta?‘ (C’è da portar via della spazzatura?), dedicata appunto agli spazzini e alle loro invocazioni per la strada.
Passando fra le descrizioni di usi impropri delle fognature nel XVI secolo, via ‘entrata e uscita da ricche botteghe, per depredarle nel cuore della notte, a una riflessione sulle ‘discariche umane’, ovvero sui luoghi dove a fine settecento venivano ammassati i corpi ormai senza vita, Aldo Padovano ci porta all’elenco dei mugugni (eh si, si mugugnava già all’epoca…) dei genovesi contro l’amministrazione comunale che cura superficialmente la pulizia delle strade. Potremo dire che poco è cambiato da allora, ma l’epidemia di peste del 1777 che fece numerose vittime nel centro città ci riporta a una condizione certamente differente da quella attuale.

Non manca un inno alla spazzatura, ‘O canto da rumenta‘ di Niccolò Bacigalupo, composto a fine ottocento, una ricca documentazione fotografica sui primi del novecento con tanto di netturbini al lavoro. Completano l’opera la descrizione dettagliata degli inconvenienti di uno dei primi appalti, l’appalto Pereno, fra 1900 e 1902, le prime interviste ai netturbini comparse sulla stampa, la storia di uno spazzino-testimonial di una ditta farmaceutica.
Siete poi curiosi di conoscere la storia delle prime, moderne tecniche di smaltimento dei rifiuti? Il libro di Padovano ci presenta la descrizione, anche questa accompagnata da diverse fotografie, dei primi forni di incenerimento, della teleferica di Vallata Cicala che scortava la spazzatura ‘fuori porta’, dei ‘pozzi Augias’ (comodi portellini in mezzo alla strada dove buttare la spazzatura, che venivano poi svuotati da grandi automezzi completi di cisterne), e della ‘macchina trituratrice Gannow’ e innumerevoli altre strumentazioni che aiutano il lettore a comprendere come si sia giunti all’attuale sistema di smaltimento.
Canzoni e filastrocche, rigorosamente in genovese e obbligatoriamente a tema spazzatura, completano la prima parte.
La seconda è esclusivamente fotografica, e vede in sequenza gli uomini e i mezzi che hanno reso pulita la nostra città nei secoli. Se il sottotitolo ci vorrebbe suggerire un viaggio virtuale fra la rumenta dall’antichità ad oggi, il presente è affidato solo alle fotografie dei mezzi, e delle persone.
E ci risparmia, forse fortunatamente, la parentesi sulle polemiche attuali.